Gelosia

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Gelosia

Non so che tipo di fotografi siate voi,

io personalmente sono uno di quelli un po’ gelosi. Una volta, un caro amico, mi ha detto, “tu sei uno di quelli a cui non piace parlare delle sue foto”. Chi mi conosce e ha avuto il dispiacere di chiacchierare direttamente con me e non via social, se ne sarà accorto, quando parlo di fotografia, parlo di fotografia in modo generico, ma raramente delle mie foto, e quando lo faccio magari parlo di una foto o due in particolare. Il resto preferisco farlo attraverso quello che scrivo sul mio blog in inglese o qua, in italiano, raramente direttamente. Perché? Non è falsa modestia o modestia reale eh?!

È solo gelosia. Folle vero?

Però, onde evitare di passare per snob, voglio provare a spiegarvi perché. Quando faccio una foto, o meglio, quando esco a fare foto, o mi siedo “là” a fare una foto, spesso siamo io e la mia Nikon, quella che sto usando in quel momento chiaramente, il soggetto davabti a me, e il mio modo di immaginarmelo quando la foto sarà finita, perché il segreto è proprio lì, vedere la foto finita ancora prima di scattarla.

Da quel momento in poi inizia una serie di eventi molto personali, guardo in camera com’è l’inquadratura, mi arrabbio, la cambio, controllo l’istogramma per vedere se ho tutti i colori, la scena, la luce, insomma, siamo io e la foto.

Poi vado a casa,

dove, da una serie di varianti dello stesso scatto scelgo chi sopravviverà e chi resterà confinato sull’hard disk. Non cancello niente io, non si sa mai. Poi prendo quella foto, o quelle foto, e le elaboro, le sviluppo, insomma gli do quell’aspetto che voglio presentare al pubblico, le riguardo, le ricontrollo, ci torno su, magari a distanza di giorni, insomma a ogni foto dedico più e più ore, in un processo che per un pittore potrebbe esser quello di passare più e più volte sullo stesso tratto.

Infine ecco la foto.

L’immagine finale se preferite, quella che volevo, quella che mi piace. E lì scatta la gelosia. È mia, me la tengo un po’ lì, devo abituarmi all’idea di condividerla con tutti. Non temo il giudizio, non mi preoccupa, mi piacciono gli apprezzamenti sia chiaro, anche le critiche in alcuni casi, magari quando non sono convintissimo. Poi arriva il giorno in cui è pronta, va bene così, posso separarmene, l’amore per quella foto rimane, la gelosia è più tollerabile, e la condivido con tutti cercando, con poche parole, di trasmetterne le peculiarità.

E voi la vedete.

Mi mettete i like che per me equivalgono ad un applauso, qualcuno commenta con parole stupende, che equivale ad una stretta di mano o a un abbraccio e io sono pronto a passare alla prossima.

Ecco perché non sempre pubblico tutto quello che fotografo il giorno dopo, anche se è “pronto”: Gelosia.

Per esempio,

il tramonto stratosferico dell’altra sera, quello in cima all’articolo. Ho scattato una cinquantina di foto a quel cielo dalla cima del Penice, alcune le avete viste, era “reportage”, ma questa, questa no, me la sono coccolata, guardata, riguardata, lavorata nei dettagli, cancellata, ricominciata, e l’ho anche stampata.

Ed ora eccovela qua, su internet e ve ne parlo. L’ho fatta vedere prima solo a due o tre persone, come alcune altre, più per curiosità che per orgoglio. Ho fatto così anche per le foto del Cervino di notte, scattate a giugno, pubblicate nel tardo agosto.

 

Follia? Stranezza? Boh? Ditemelo voi, e intanto ditemi che tipo di fotografo siete…

Gelosi anche voi?

By | 2017-11-22T15:24:43+00:00 dicembre 9th, 2017|Pensieri|0 Comments

About the Author:

Riccardo Mantero
Fotografo, viaggiatore, libero pensatore, pigro professionale, sognatore di un sogno fisso e inguaribile ottimista cronico. Uno dei folli ubriaconi fondatori di Shutterguild.

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